affido condiviso dei figli

Cos’è l’affido condiviso? Com’è disciplinata tale modalità di esercizio della responsabilità genitoriale? Scopriamolo in questa guida dedicata.

Affido condiviso: che cos’è?

Per la giurisprudenza l’affido condiviso non va inteso come affidamento alternato o congiunto, ovvero come collocamento fisico dei minori presso uno soltanto dei genitori.
Inoltre, come sancito dalla Corte d’appello di Ancona n. 384/2012, ogni scelta per l’educazione e la crescita della prole deve essere oggetto di accordo tra i genitori.
In base ai principi di diritto dettati dall’art. 316 c.c. e a quanto disposto dal d.lgs. 154/2013: “I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore”.
Ma facciamo un piccolo passo indietro e cerchiamo di capire meglio che cos’è l’affidamento condiviso e cosa dice la normativa vigente.
L’affido condiviso è la regola che disciplina l’affidamento dei figli a seguito della cessazione della relazione affettiva e della convivenza tra i genitori.
Attraverso l’affido condiviso, viene garantita la partecipazione di entrambi i genitori alla cura e all’educazione dei figli, l’esercizio effettivo della responsabilità genitoriale da parte di entrambi i genitori e la necessità di prendere insieme le decisioni di maggiore interesse per i minori.
Per le questioni di ordinaria amministrazione il giudice può disporre che i genitori possano prendere decisioni separatamente, mentre sulle questioni di rilevante interesse, i genitori devono rivolgersi al giudice.

Affido condiviso dei figli: normativa di riferimento

L’affido condiviso dei figli è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico con la legge n. 54 del 2006, la cui finalità principale è quella di dettare nuove regole per l’esercizio della responsabilità genitoriale introducendo il cd. “principio della bigenitorialità“.
L’orientamento giurisprudenziale ha ribadito chiaramente che l’affido condiviso “non implica l’aritmetica necessità di determinazione di identiche modalità di gestione del minore da parte di entrambi i genitori” (cfr. Tribunale Perugia n. 571/2012).
Pertanto, è orientamento comune che il figlio non sia considerato un “pacco” da collocare presso l’uno o l’altro, ma è possibile prevedere il collocamento prevalente del figlio presso uno dei genitori.
La Suprema Corte è intervenuta con la Cass. 26 luglio 2013, n. 1831 e la Cass. 20 gennaio 2012, n. 785, affermando il principio in base al quale l’affidamento condiviso del figlio minore a entrambi i genitori non esclude che sia collocato presso uno dei genitori, e che sia stabilito uno specifico regime di frequentazione per l’altro.
In merito all’assegnazione della casa, è intervenuto l’articolo 337 sexies c.c., che ribadisce la necessità di conservare l’habitat domestico ed evitare che il figlio perda il suo “nido”.
Pertanto, l’orientamento giurisprudenziale privilegia la pari dignità dei genitori, la condivisione della responsabilità genitoriale ed il libero accesso del minore ad entrambi.
Lo stesso articolo 337-ter del codice civile impone al Giudice competente di valutare “prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori”, in modo tale da “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi“.

Affido condiviso dei figli: il collocamento dei minori


L’affido condiviso consente ad entrambi i genitori di esercitare la responsabilità genitoriale, ma al contempo lascia aperta la questione della residenza del minore.
In giurisprudenza prevale la “preferenza” per la madre: i figli vengono materialmente collocati presso la madre a cui viene anche assegnata la casa familiare.
Il ruolo della mamma, soprattutto per i minori, è considerato centrale e adatto all’educazione dei figli.
Rispetto al passato, grazie all’affido condiviso, oggi l’orientamento del Legislatore è quello di garantire ai figli il diritto a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori.
A tale proposito il Tribunale di Brindisi ha decretato la necessità di un coinvolgimento quotidiano di entrambi i genitori nella crescita e nell’educazione dei figli.
Pertanto, la residenza dei figli minori assume una rilevanza meramente anagrafica dato che devono essere domiciliati presso entrambi i genitori, con pari possibilità di frequentarli.
Anche per quanto concerne l’assegnazione della casa familiare, essa resta al proprietario, vista la necessaria frequentazione dei minori con entrambi i genitori.
Sono i figli a godere della possibilità di continuare a vivere nella casa presso la quale hanno trascorso i primi anni della loro vita, con gli arredi e con tutto ciò che è funzionale al nucleo familiare.
Il Tribunale meneghino fa notare che il principio della parità genitoriale deve portare all’abbandono del criterio della “preferenza” della mamma in favore del criterio di “neutralità del genitore affidatario“.
Pertanto, il solo “genere” non determina “una preferenza per l’uno o l’altro ramo genitoriale“.

Ascolto dei minori

La disciplina codicistica sancisce che i minori debbano essere ascoltati in tutte le questioni che li riguardano.
Lo stesso articolo 315-bis, inserito dalla legge n. 219/2012 sancisce la centralità del ruolo rivestito dai minori nei processi.
A confermare ciò è anche l’articolo 366-bis, introdotto dal decreto legislativo n. 54/2013, il quale sancisce che il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici è ascoltato dal giudice “nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano”.

Affido condiviso e opposizione

Il giudice può disporre l’affido dei figli ad uno solo dei genitori, qualora ritenga che l’affidamento all’altro genitore sia contrario all’interesse del minore.
Così sancisce l’articolo 337-quater del Codice civile, ma viene riconosciuta a ciascun genitore la possibilità di opporsi all’affidamento condiviso e di richiedere l’affidamento esclusivo.
Ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse dei figli, qualora la domanda risulti manifestamente infondata, il giudice può valutare negativamente il comportamento del genitore istante.
Anche laddove sia disposto l’affidamento esclusivo in capo a un genitore, il ruolo dell’altro genitore non viene meno, ma conserva il diritto ed anche il dovere di vigilare sull’educazione dei figli.
Nel caso in cui ritenga che siano state assunte decisioni sui figli “pregiudizievoli al loro interesse“, può persino ricorrere al giudice.

Affido condiviso: i poteri del giudice

Nonostante sia ribadito il principio dell’assoluta preminenza dell’interesse morale e materiale dei figli, la normativa sull’affido condiviso sancisce che sono i Giudici competenti a determinare “i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli“.

 


Avv. Antonio Polenzani / Avv. Elisa Brizzi

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